Bioenergetica e Yoga: differenze e analogie

Legge-di-weber-fechner-pratica-bioenergetica
Legge di Weber-Fechner – come misurare le sensazioni
16/03/2023
Pratica Bioenenergetica: una via contro lo stress
19/09/2023
Show all

Bioenergetica e Yoga: differenze e analogie

yoga-bioenergetica-pratica-bioenergetica

“Abbiamo paura della vita, ecco perché cerchiamo di controllarla e dominarla.”

Alexander Lowen

Frequentemente mi chiedono la differenza tra yoga e bioenergetica oppure mi capita di citare lo yoga per spiegare cosa sia la Pratica Bioenergetica, visto anche la conoscenza ormai diffusa dello yoga e il mio percorso che ha fatto emergere una personale visione dello yoga in chiave Bioenergetica, tant’è che definisco la mia pratica Yogica BioYoga, desidero qui scrivere riassuntivamente le differenze che passano tra queste due pratiche psico corporee.

Meglio una sessione di pratica bioenergetica o di yoga?
Quanto si somigliano le due pratiche?
Come mai la differenza tra il silenzio dello yoga e i suoni della pratica bioenergetica?

Il grounding

Sia la bioenergetica che lo yoga si occupano del radicamento a terra ma qui troviamo, a mio vedere, la prima grande differenza tra le due pratiche. 

Lo yoga è stato pensato e sviluppato per una cultura e in un’epoca in cui il pensiero cartesiano non aveva ancora scisso il corpo e la mente in maniera così radicale e innaturale come viviamo oggi. Quindi i grandi maestri dell’epoca hanno studiato una pratica che permettesse alla popolazione indiana di secoli fa, di elevarsi,  non dovendosi preoccupare di sanare diffuse scissioni corpo/mente. Per questo motivo quasi tutto lo yoga, si pratica in mula bandha, ovvero nel contenimento del pavimento pelvico che da un punto di vista psicosomatico possiamo definire come contenimento della parte istintuale.

“Senza aver imparato a “domare” il corpo non si può pretendere di “domare” la mente.”

Gabriella Cella Al-Chamali in Il grande libro dello yoga


Al contrario la bioenergetica è stata pensata per farci uscire dal preponderante ruolo del pensiero, quelli che nella cultura vedica vengono chiamati vortici mentali (citta vritti nirodha – PatañjaliYoga sutra) e ritornare a sentire pienamente tutto il corpo, sbloccando emozioni e vissuti incapsulati in blocchi e contratture psico neuro muscolari, portando in primis energia alla parte istintuale e spontanea. Per questo il grounding bioenergetico lavora per portare consapevolezza al bacino e lo aiuta a tornare libero di fluire con il respiro. La Bioenergetica è quindi una tecnica che ci aiuta ad arrivare a pratiche come lo yoga, con maggiore energia e una più solida unità, senza passare da un’addomesticamento appreso nella nostra infanzia ad un’altro, quello yogico. Per approfondire il grounding, il nostro radicamento a terra, è necessario lasciare andare tensioni e con loro preconcetti e paure, e confrontarci con esse, esprimendole, così come lasciamo andare il nostro peso, affidandoci alle gambe e liberando il movimento della parte alta. Possiamo affermare a grandi linee che in Bioenergetica, dalla vita in giù operiamo per essere radicati a terra e dalla vita in sù per elevarci alla spiritualità.

“Il ventre è letteralmente la sede della vita, attraverso la pelvi si ha contatto con gli organi sessuali, le gambe ed i piedi. È nel ventre che veniamo concepiti e dal ventre scendiamo verso il basso e verso la luce”.

Alexander Lowen

Rivolgere l’attenzione all’interno è la caratteristica energetica dello yoga, in cui ci si muove per elevare la spiritualità dell’individuo. Nello yoga, il risveglio di Shakti, l’energia creatrice del tutto, tutt’altro che accomodante e sottomissiva, prevede che quest’energia risvegliata, risalga dai chakra dalla base della colonna vertebrale fino alla sommità del capo, ma come scrivevo all’inizio, c’è l’assunto che corpo e mente si muovano all’unisono.

Desidero mettere in luce due similitudini importanti che meriterebbero ampi approfondimenti.

La prima è che i Chakra, corrispondono quasi perfettamente, agli anelli di tensione individuati in Bioenergetica (vedi figura). Segnalo per un approfondimento, questo articolo di Mario Nigro dal titolo: Corrispondenza tra: Fissazioni (Hungs Up) – Plessi Nervosi – Chakra

La seconda è relativa a una delle energie scaturite dal risveglio di Shakti, in yoga viene chiamata Kundalini, ovvero l’energia latente in ogni essere umano, sopita come un serpente avvolto su sé stesso e localizzata alla base della spina dorsale che si manifesta come vibrante. Quest’energia corrisponde alle vibrazioni che in bioenergetica si manifestano spesso quando si sbloccano i psico neuro muscolari e attraverso il grounding, puntiamo a risvegliare quest’energia primaria.

Le tensioni muscolari croniche che bloccano il libero fluire dell’eccitazione e dei sentimenti si trovano spesso nel diaframma, nei muscoli intorno alla pelvi e nella parte superiore delle gambe. Scaricando queste tensioni con l’aiuto di un approccio sia fisico che psicologico i soggetti cominciano a sentirsi “connessi”. È il termine che usano loro stessi. Testa, cuore e genitali − o pensiero, sentimento e sesso − non sono più parti o funzioni separate.

Alexander Lowen

Il respiro

Nel respiro troviamo la seconda grande differenza tra yoga e pratica bioenergetica. Nello yoga si esercita un continuo controllo sul respiro, mentre in bioenergetica lasciamo che il respiro sia com’è, cercando di facilitarlo senza “domarlo” o alterarlo. Perché il respiro è connesso al sentire e alle emozioni e non sempre abbiamo le energie sufficienti per sentire quello che proviamo e per esprimere il nostro sentire, è questa la strategia adattiva del nostro carattere che ci ha aiutato a superare momenti difficili nel nostro passato: limitare il respiro per non sentire la mancanza.

Spesso in bioenergetica, per incrementare presenza e consapevolezza, suggeriamo di osservare e facilitare il respiro a bocca e gola aperte, soprattutto quando arrivano i pensieri, con lo scopo di portare più energia al nostro sistema per sciogliere quei nodi che ci vincolano e ci intrappolano nella nostra armatura caratteriale.

Tecnica opposta a quella promossa nello yoga in cui non viene dato spazio all’espressione emotiva e al rilascio del controllo sul respiro ma si promuove il controllo e si usa spesso il termine “domare” per quanto riguarda l’atto respiratorio

Gli otto mezzi dello yoga sono: yama (autocontrollo), niyama (osservanze), asana (posizione), pranayama (controllo del respiro), pratyahara (astrazione), dharana (concentrazione), dhyana (meditazione), samadhi (contemplazione).

Patañjali

La profonda attenzione al corpo

Sia nella pratica bioenergetica che nello yoga, si promuove una profonda e totale attenzione al corpo. Per entrambe, la consapevolezza corporea è centrale. La consapevolezza, è la falsariga che dovrebbe guidare il praticante sia yogico che bioenergetico, dico dovrebbe perchè spesso, soprattutto nello yoga, il desiderio prestazionale, toglie profondità e ascolto alla pratica. L’elemento centrale nello yoga – come nella bioenergetica – non è la flessibilità o la capacità di eseguire alcuni esercizi più complessi, quanto la presenza e la consapevolezza. Questo offre molteplici vantaggi tra i quali ne spiccano due, si diminuisce di molto la possibilità d’infortuni e aumenta la comprensione della posizione, delle asana, e l’esplorazione dei vissuti personali.

“…praticare con totale attenzione al corpo è una forma avanzata di yoga, indipendentemente da quanto può essere facile la posizione.
Praticare con una attenzione divisa è sempre una pratica da principiante, indipendentemente da quanto è difficile la posizione. “

David Coultier, Anatomia del Hata Yoga

La qualità del lavoro psicocorporeo e il ruolo del tessuto connettivo

Il ruolo del tessuto connettivo è centrale perché è quello che dà connessione al corpo e al movimento e per contattarlo, serve prolungare il tempo in cui stiamo nell’esercizio, nella posizione, nell’esperienza, respirando e sentendo appieno. Volendo dare una scala di apprendimento psicofisico, per primo metteremo il sistema scheletrico che muove il corpo, in seguito il modo in cui il sistema nervoso controlla il movimento e, infine, come il tessuto connettivo restringe e regola il nostro movimento. Come forse già sapete, il tessuto connettivo è quella guaina che ricopre i muscoli e, nei cosiddetti blocchi bioenergetici, ci fa perdere fluidità e grazia.
Possiamo quindi affermare che la modalità di lavoro nel corpo in bioenergetica e yoga, è, dal punto di vista anatomico, molto simile.

Perché la lentezza

La velocità del movimento non è un elemento secondario, anzi. La velocità ci può aiutare a mollare il controllo ed è molto importante per uscire dagli schemi che spesso inconsapevolmente mettiamo in atto quando facciamo qualsiasi movimento o perfino nella staticità.
Ma quando ricerchiamo più consapevolezza, come e in che modo la velocità influisce sulla percezione?

La risposta sta nei riflessi neurologici. Ci sono automatismi che si attivano quando ci muoviamo velocemente e bruscamente: la lentezza invece ci permette di uscire dai nostri schemi e automatismi e reimparare movimenti più fluidi e armoniosi. Possiamo definire il riflesso come una forma di perdita di consapevolezza, utilizzato spesso per proteggere le articolazioni ma che non ci fa esplorare nuovi pattern.

Movimento, consapevolezza, contatto e relazione

Essere pieni di vita significa respirare profondamente, muoversi liberamente e sentire con intensità.

Alexander Lowen

L’affermazione fondante del padre della Bioenergetica è che quando il movimento è ridotto tendiamo a perdere consapevolezza corporea. Il movimento è la linea da seguire per impostare il lavoro psico corporeo nella pratica Bioenergetica. L’atteggiamento quindi è apparentemente diverso, per non dire opposto perché nell’hatha yoga si cerca la stasi per dedicare tutte le energie verso l’interno. In bioenergetica si cerca il movimento per aumentare la consapevolezza corporea. L’intento è comune ma l’impostazione opposta.

Desidero però citare nuovi stili di yoga come lo Yoga Flow, anche detto Vinyasa Yoga flow, un tipo di yoga che, attraverso l’armonizzzione del respiro con il movimento (vinyasa), unisce in un unico flusso (flow) una serie di posture (asana).
In questo stile viene messa molta attenzione sul fluire da un’asana all’altra, andando a ricercare quella fluidità e quell’armonia proprie del movimento naturale.

Nell’hatha yoga si usa l’auto contatto e la pressione per bloccare o minimizzare la percezione del dolore, per questa ragione nello yoga molte posizioni prevedono il contatto e la pressione. Questo perché contatto e pressione agiscono come stimolo non doloroso che bloccano la percezione del disagio connesso a certe posizioni. Una strada che nella pratica bioenergetica non facciamo mai. Anzi, spesso usiamo il contatto, sia autogeno che dell’altro per massimizzare le sensazioni e sbloccarle, oppure promuoviamo il principio del minimo stimolo.

Cos’è il principio del minimo stimolo?

Il minimo stimolo è connesso alla legge di Weber-Fechner:

«perché l’intensità di una sensazione cresca in progressione aritmetica, lo stimolo deve crescere in progressione geometrica»

“Do it less,to feel more.” 

In pratica significa che uno stimolo tattile leggero è percepito come interno mentre uno stimolo tattile forte è percepito come esterno. Aggiungiamo inoltre che se la stimolazione inizia con elevata intensità, perché gli stimoli successivi siano percepiti devono raddoppiare l’intensità. Mentre se iniziamo con uno stimolo leggero possiamo sentire di più con l’aumentare della gradazione.
Per approfondire il tema sulla legge di Weber-Fechner vi rimando a questo articolo.

Alla fine in cosa differisce la pratica bioenergetica dallo yoga?

Possiamo riassumere le differenze in 4 punti:

  • dis-addomesticamento del bacino e del respiro
  • promozione del movimento spontaneo
  • spazio espressivo con suoni e parole
  • relazione e contatto con l’altro attraverso esercizi specifici e lavoro in cerchio

La differenza è nel percorso con cui si mira ad avere lo stesso obiettivo: entrambe si muovono nella direzione della spiritualità e dell’evoluzione della persona ma se nella pratica Bioenergetica desideriamo liberarci da “gioghi” antichi che condizionano disfunzionalmente il nostro presente, nello yoga scopriamo nuovi “gioghi” con cui domare l’animale selvaggio che tutto muove in noi, per incanalarne le energie verso l’alto, con il rischio però di limitarne il potenziale.

Workshop esperienziale di BioYoga: Bioenergetica e Yoga

Un’incontro mirato per esperire le differenze tra lo Yoga tradizionale e la Pratica Bioenergetica.

BioYoga è uno pratica psico corporea dove si abbinano Hata yoga e tecniche proprie della pratica bioenergetica e dell’approccio psicosomatico quali:

  • Spontaneità
  • Relazione con l’altro
  • Esercizi di coppia
  • Grounding bioenergetico

È uno yoga in cui sono presenti anche esercizi in coppia, sia per trovare ausilio e progressione in posizioni complesse che per scambiarsi momenti di contatto nutritivo seguendo il principio che è si importante star bene con se stessi ma anche star bene con gli altri.

La ricerca è quella dell’allineamento posturale, della flessibilità, dell’equilibrio, dell’espansione e dell’approfondimento dell’onda respiratoria, prestando particolare attenzione al radicamento bioenergetico, al nostr “grounding” che nel momento in cui ci eleviamo, anima, corpo e respiro, ci permette di rimanere con i piedi per terra.

In questo incontro esperienziale, andremo alla scoperta delle più grandi differenze tra queste due discipline che hanno come obiettivo la liberazione e l’evoluzione dello spirito.

Se siete interessati, potete scrivermi usando il modulo sottostante e vi aggiornerò per programmare i prossimi incontri:

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *