Sessioni individuali di body therapy con Daniele Guainazzi. Novanta minuti in cui il corpo ha il tempo di dire quello che sa.

Perché il corpo, e non solo le parole

C’è un punto, in molti percorsi di ricerca personale, in cui la comprensione si ferma. Si è capito tutto: da dove viene quella rabbia, perché quella relazione si è ripetuta tre volte con la stessa forma, quale ferita antica sta sotto la fatica di oggi. Si è capito, e non cambia niente.

Non è un fallimento della comprensione. È che certe cose non abitano il pensiero. Abitano il diaframma che non si apre, le spalle che restano alte anche quando non c’è nessun peso, la mandibola che si serra mentre racconti una cosa che hai già detto cento volte. Wilhelm Reich, psicoanalista della cerchia di Freud, chiamava tutto questo armatura caratteriale: una stratificazione di tensioni croniche che si è formata per proteggere, quando proteggere serviva davvero, e che poi è rimasta lì.

Il lavoro individuale che propongo parte da qui. Non contro la parola, che c’è ed è centrale, ma insieme al respiro, al movimento, al peso, al tremore che a volte arriva quando un muscolo tenuto per anni finalmente lascia.

Che cosa succede in una sessione

Novanta minuti. Nessun protocollo fisso.

Il primo incontro è di solito conoscitivo: ci sediamo, mi racconti che cosa ti porta qui, e ti guardo mentre lo racconti. Guardare fa parte del lavoro. La postura, il ritmo del respiro, dove l’energia sale e dove invece si ferma. Poi ci si mette in piedi, o a terra, e si comincia a lavorare su quello che c’è.

Le sessioni si costruiscono nel tempo, sulle esigenze che porti volta per volta. Possono contenere radicamento, posizioni che caricano e poi lasciano vibrare, lavoro sul respiro, contatto, suono, movimento espressivo. E contengono sempre una parte di elaborazione verbale: quello che emerge nel corpo ha bisogno di essere detto, riconosciuto, integrato. È la differenza sostanziale con il lavoro di gruppo, dove il tempo per la parola che segue l’esperienza non c’è.

La frequenza la stabiliamo insieme. Può essere settimanale, quando il lavoro è più intenso o quando c’è un momento della tua vita che chiede una presenza ravvicinata. Più spesso è ogni due settimane, perché il tempo che passa tra una sessione e l’altra è parte del lavoro: il corpo continua a elaborare da solo, e quello che riporti la volta dopo è materiale prezioso.

Un lavoro multidisciplinare

Non appartengo a una scuola sola, e non lavoro con una tecnica sola. In oltre quindici anni ho costruito un’integrazione che ha però un filo conduttore preciso: il corpo come via primaria di accesso alla trasformazione. Quello che segue è il repertorio da cui attingo, calibrandolo su chi ho davanti.

L’ascolto, prima di ogni tecnica

Prima di qualsiasi esercizio viene la qualità della relazione. Ho completato il triennio di formazione all’Istituto di Psicologia Somatorelazionale (IPSO) di Milano, dove faccio parte del consiglio direttivo, e lì la Bioenergetica si integra con l’Approccio Centrato sulla Persona di Carl Rogers.

Da Rogers viene il principio che tengo più stretto di tutti: l’accettazione incondizionata. Non c’è giudizio per nulla di quello che è umano. Nessuna emozione va corretta, nessun impulso va addomesticato prima di poter essere guardato. Da lì viene anche la non direttività: non interpreto, non prescrivo, non ti dico che cosa significa quello che ti succede. Al massimo ti restituisco quello che vedo e che sento, e lascio che sia tu a trovare il significato.

È la scommessa rogersiana sulla tendenza attualizzante: ogni persona ha la capacità di riprendere il proprio percorso evolutivo là dove si era interrotto, a condizione di trovare il clima adatto per farlo. Il mio mestiere è soprattutto costruire quel clima.

Dentro questo c’è anche una competenza più tecnica, quella sul contatto. Toccare non è una cosa sola. C’è un contatto che nutre e sostiene, e uno che sollecita e chiama fuori qualcosa: sapere quale dei due serve, in quel momento e con quella persona, è una parte importante di quello che faccio.

La lettura del corpo

Da Reich e da Alexander Lowen viene la capacità di leggere un corpo: le strutture caratteriali, le zone di collasso e quelle di rigidità, la mappa di ciò che è stato trattenuto e di dove è stato trattenuto. Non è una diagnosi e non è un’etichetta. È un modo di orientare il lavoro, di capire da dove conviene partire e dove invece è ancora troppo presto per andare.

Reich descriveva sette anelli di tensione disposti orizzontalmente lungo il corpo, dagli occhi al bacino: oculare, orale, cervicale, toracico, diaframmatico, addominale, pelvico. Ogni anello trattiene un’esperienza diversa, e ha un modo diverso di lasciarla andare. Nel lavoro individuale questa mappa mi serve per non procedere alla cieca: se il respiro si ferma sempre nello stesso punto, quel punto racconta qualcosa.

Approfondimento: Le sette cinture: sciogliere i blocchi psico-neuro-muscolari e Che cos’è l’armatura caratteriale

Il lavoro bioenergetico

Grounding, apertura del respiro, posizioni di carico che inducono vibrazione spontanea, movimenti espressivi. Non è ginnastica, e non è catarsi fine a sé stessa.

Negli ultimi scritti di Lowen, e nel lavoro di Luciano Marchino che ne è stato il continuatore italiano, la direzione cambia rispetto alla bioenergetica degli anni Settanta. Non si tratta più soltanto di scaricare l’energia in eccesso. Si tratta di lasciarla salire, di sostenerla, di permettere che diventi sensazione consapevole anche quando sembra insostenibile. Il tremore che compare nelle gambe durante il grounding non è un effetto collaterale: è il sistema nervoso che scarica un’attivazione rimasta bloccata, un meccanismo che David Berceli ha poi studiato e sistematizzato nel metodo TRE.

La regolazione del sistema nervoso

La Teoria Polivagale di Stephen Porges ha dato un linguaggio neurofisiologico a qualcosa che la bioenergetica conosceva da decenni. Il sistema nervoso autonomo si muove tra stati di sicurezza, di mobilitazione e di spegnimento, e non è la volontà a deciderlo.

Lavorare somaticamente significa due cose: ampliare la finestra dentro la quale una persona può sentire senza essere travolta, e rinforzare il circuito dell’ingaggio sociale, cioè lo sguardo, la voce, il ritmo, il contatto. Molte cose che sembrano tratti di carattere sono stati del sistema nervoso, e con gli stati del sistema nervoso si può lavorare.

Il respiro e l’anatomia, dallo yoga

Mi sono formato come insegnante di yoga con Max Gandossi e Silvia Romani, e negli anni ho sviluppato il metodo BioYoga integrando yoga e Bioenergetica. Dallo yoga viene soprattutto la precisione anatomica: sapere dove passa uno psoas, che cosa fa il diaframma quando la gola si chiude, come il bacino trasmette il peso oppure lo interrompe. Serve a localizzare prima i nodi somatici e a risalirne le radici.

C’è però una differenza che tengo netta, e vale la pena dirla. La Bioenergetica lavora sulla permanenza, non sulla trascendenza: non si va oltre le emozioni, si entra in quello che c’è. E il pavimento pelvico, nel mio lavoro, non si contrae. Si apre.

La calibrazione sulla costituzione

Le basi di ayurveda che ho studiato non le uso per dare consulenze, e non ne faccio un discorso sulla salute. Le uso per calibrare. C’è chi ha bisogno di essere scaldato e mosso, chi va tenuto fermo e raffreddato, chi va soprattutto radicato prima di qualsiasi altra cosa. Riconoscere una costituzione vuol dire non applicare a tutti la stessa intensità.

Le meditazioni attive

Da certe tecniche di derivazione osho ho preso una struttura che funziona: una fase attiva e intensa che scarica il rumore di fondo, e poi il silenzio, che senza quella fase non arriverebbe. È il cuore della Meditazione Dinamica Bioenergetica che conduco una volta al mese, e a volte trova posto anche nel lavoro individuale.

L’ascolto della dimensione simbolica

Ho cominciato un percorso di analisi a quindici anni, junghiana prima e lacaniana poi, individuale e di gruppo, e l’ho proseguito per quasi vent’anni. Quel linguaggio non lo porto nelle sessioni. Ma quella storia mi ha lasciato un orecchio: per le immagini che emergono, per i sogni quando arrivano, per quello che si muove in un campo relazionale prima ancora di essere detto. È la parte meno tecnica di quello che faccio, e forse la più decisiva.

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A chi si rivolge

A chi è già in un percorso, psicoterapia, counseling, coaching, comunicazione nonviolenta, e sente che manca il corpo.

A chi ha una sintomatologia da stress che non passa: sonno faticoso, respiro corto, tensioni croniche, la sensazione di essere sempre in allerta.

A chi frequenta i gruppi settimanali e vuole un lavoro calibrato esattamente sul proprio corpo, con il tempo per la parola che nel gruppo non c’è.

A chi si sta formando come counselor o conduttore di gruppi e vuole attraversare in prima persona quello che poi accompagnerà negli altri.


Che cosa non è

Non sono uno psicoterapeuta e non esercito psicoterapia. Se quello che porti richiede un percorso psicoterapeutico te lo dico, e ti aiuto a orientarti.

Non sono un medico e non faccio diagnosi.

Non lavoro con il corpo come un oggetto da correggere. Non ci sono obiettivi di performance, non ci sono esercizi da eseguire bene.

E non prometto risultati rapidi. Questo lavoro procede al ritmo del sistema nervoso di chi lo fa, che è più lento di quanto vorremmo tutti.


Informazioni pratiche

Durata: 90 minuti Frequenza: settimanale o ogni due settimane, la stabiliamo insieme Contributo: 70 euro a sessione Dove: Studio Lateral, Via Benedetto Marcello 8, Milano (MM Lima, Porta Venezia). Ho anche un secondo spazio in zona Cimiano, Lambrate, che apro a chi già lavora con me e per cui è più comodo.

Il primo colloquio conoscitivo è a contributo libero e volontario, e libero vuol dire anche non lasciare nulla. Serve a capire se questo lavoro è quello di cui hai bisogno adesso. Se non lo è, te lo dico.

Puoi scrivermi o chiamarmi direttamente: 338 7337286, guainazzi@gmail.com

Scrivimi per il primo colloquio


Se preferisci cominciare dal gruppo, la prima sessione di Pratica Bioenergetica del martedì e di Risvegliare l’energia del giovedì è a contributo libero.

Daniele Guainazzi - terapista corporeo Somatorelazionale

Daniele Guainazzi

Conduce il gruppo Daniele Guainazzi terapista corporeo, insegnante di Bioenergetica e di BioYoga, esperto di discipline orientali.